Iscritto il: dom mar 09, 2008 1:43 pm Messaggi: 32 Località: Milano
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[align=justify]Nelli mesi seguenti lo Duca Bernabò fue tanto amante della pace, che se dedicò allo governo delli territori sui, portandovi abundantia et ricchezza. Abbellì lo Castello de Milano et fece della Corte lombarda uno centro de artisti et letterati, che Bernabò chiamava et proteggeva. Fue in questo tempo che in Milano se svilupparono le septe arti liberali, lo uso delli instrumenti musicali, la sculptura et compagnie de giocolieri vaganti. Durando la guerra intra lo Imperadore et la Respublica Pisana, lo Duca se rifiutò de intervenire allo fianco dello suo segnore dal momento che capiva come una victoria delli Pisani avria allentato lo governo imperiale in Italia et avrebbe reso lo stesso Bernabò come lo sovrano più potente della Peninsula.
A.D. 1102 Accusato lo Episcopo Marcovaldo Malipiero di Cremona di concubinato et simonia, detto homo de Ecclesia se rifiutò de prestare homaggio allo Imperadore stesso et se proclamò indipendente. Lo Duca Bernabò, ardendo de sancto zelo per ristabilire homini degni nelle ecclesie, scrisse una epistola allo Vescovo, chiedendogli de iurare nelle sue mani de rispectare in saecula saeculorum gli insegnamenti di Nostro Segnore et de riconoscere come suo segnore temporale lo Duca stesso. Minacciato dello Imperadore, lo Episcopo Marcovaldo acceptò et iurò fidelitate allo Duca Bernabò.
A.D. 1103 Lo die 4 de novembre la Duchessa Ermenegilda, moglie dello Duca Bernabò, morì de parto et lo infante non fue salvato. Lo dolore di tucta la corte fue grandissimo et se ordinarono solenni esequie et preci in tutto lo Ducato. Per assicurare novi heredi alla dinastia, lo Duca se vide costrecto a riammogliarse et li suoi favori caddero sulla nobile Maer, filia dello conte svedese de Kalmar, la quale se trovava a servir nella corte de Tirolo.
A.D. 1104 Rubellatosi lo Episcopo Ottone Sommariva de Ferrara allo potere imperiale, lo Duca Bernabò decise de intervenire per riportare allo ordine anco esto indegno servidore de Iddio. Dopo tre proposte de iurare fidelitate allo Duca et li tre rifiuti dello detto Espiscopo, in februario lo exercito milanese invase Ferrara, che prese senza pugna poichè li inimici assediavan la cittade imperiale de Bologna. Entrato in cittade, la diede in possesso allo fratello Demetrio, conte de Treviso.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]Morto improvvisamente lo Imperadore Sigardo et passato lo trono allo di lui figlio Bertoldo, honesto adulescente, parecchi signori et feudatari della Germania se ribellarono allo nuovo sovrano et proclamarono la loro indipendentia. Lo Duca Bernabò decise de temporeggiare et de aspettare come gli avvenimenti si svolgessero.
Verso la fine dello istesso anno la cittade de Milano fu colpita da una epidemia de dissenteria, certamente per li sui multi peccata per voluntade de Nostro Segnore.
A.D. 1105 In detto anno 1105, allorquando lo Duca Eberardo de Spoleto ruppe lo pacto con lo Imperadore, ancora impegnato a domare li ribelli in Sassonia, lo Duca Bernabò chiese allo detto Eberardo de iurare fidelitate nuovamente, et allo suo rifiuto inviò uno suo potente exercito de 9.000 homeni per riportarlo alla oboedientia. [/align] [align=center] [/align] [align=justify]Vinti li Spoletini presso Ascoli, pose l'assedio alla cittade che capitulò lo die 17 maio. Entrati li Milanesi in Spoleto, lo Duca Bernabò se fece dare dalli cittadini 199 libbre de auro per risparmiar ad essi la onta dello saccheggio et affidavit la cittade allo Conte franzese Guido de Baux. Tornato in Milano, lo Duca Bernabò fue salutato dallo populo tucto con una memorabile cerimonia che dallo Castello lo portò in triumpho infino allo Palagio Ducale. Esto anno se concluse in grande prosperitate, havendo le casse ducali oltre 4.000 libbre de auro, et lo Duca diede initio allo ampliamento dello Castello de Genova, spendendone 1.500.
A.D. 1106 Una epidemia de febbri tifoidee colpirono lo territorio de Brescia, causando la morte de migliaia de homini. Per ordine dello Duca se celebrarono functioni in tucte le chiese dello Ducato per impetrar da Deo gratia et misericordia.
A.D. 1107 Nello mense de Iunio lo Conte Serafino de Argovia, già cognato dello Duca Bernabò, caduto sotto lo sortilegio della nova moglie, la iovine Fausta de Appiano, se rubellò allo Duca et se proclamò indipendente commettendo atto de fellonia. Lo Duca, partito con tucto lo sue exercito, marciò sulla Argovia per sottomettere lo fellone et riportar detta terra sotto lo diminio milanese. Sconfitti li Helvetici, in novembre lo Duca tolse la cittade et la Contea allo detto Serafino et la diede allo nobile veneto Alvise da Venezia.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]A.D. 1108 Malgrado lo intervento milanese, li territori helvetici mal sopportando lo giogo imperiale, nel mense de martio lo Conte de Svitto scese in campo aperto contra lo Imperadore. Desideroso de rafforzare la sua posizione in Helvetia, lo Duca Bernabò allestì uno exercito de 6.000 homini et invase lo territorio ribelle. Vinti gli Helvetici una prima volta a Glarona, subito essi si precipitarono ad offerire la pace allo Duca, facendo atto spontaneo de sottomissione. Accettata la loro deditione, lo Duca affidò lo governo dello territorio allo fratello Giovanni Visconti, Conte delli Grigioni.
A.D. 1109 Resosi indipendente lo Duca Giacomo de Provenza, et trascinati alla fellonia contra lo Imperadore li Conti de Venassino et Forcalquier, lo Duca Bernabò non riconobbe li diritti de esti segnori et , ottenuta la permissione dello Imperadore Bertoldo, se apparecchiò a muover loro guerra. [/align] [align=center] [/align]
[align=justify]Radunato uno exercito de 11.000 homini et entrati nello territorio inimico, sotto le mura de Saluzzo li Milanesi sconfissero uno exercito de Forcalquier, provocando 592 morti et perdendo solo 32 homini.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]Dedicatisi alle opere di expugnatione della cittade de Saluzzo, la presero en breve tempo. Iunto lo tempo de autumno, li Milanesi, varcate le Alpi et invaso lo Delfinato, posero obsidione alla cittade de Avignone, capitale dello Venassino, et la presero di slancio in pochi giorni. Sconfitti tucti li inimici et convocatili a Milano, lo Duca Bernabò dectò a loro le sue voluntadi: "Con ciò sia cosa che la Divina Voluntade habe deciso de mettere nelle Nostre mani li destini delli stati vostri, et vista la fellonia de cui ve siete resi responsabili davanti a Nostro Segnore et allo Imperadore Bertoldo, io Bernabò tolgo a voi, Giacomo, li beni et li tituli . Con lo consenso imperiale assumo io stesso lo titulo de Duca de Provenza et affido la cittade de Saluzzo, con li habitanti sui, allo mio dilecto fratello Giovanni, perché possa darla in governo ad uno delli sui figliuoli cadetti. A voi, Conti de Venassino et Forcalchiero, lascio li contadi vostri, con lo impegno et lo iuramento de servare sempre fidelitate verso Noi et li discendenti nostri. Ciò sia fatto nello nome dello Patre, dello Filio et dello Sancto Spirito. Amen".
A.D. 1110 Affidata la Contea de Saluzzo allo nipote Martino, filio dello fratello Giovanni, lo Duca Bernabò fue avvisato della situatione dello vicino Conte Pietro de Savoia. Detto conte, ormai vegliardo, habea in vita una sola filia Francesca, la quale essendo donna, non potea ereditare lo trono. Primo nella linea de successione era lo maresciallo Guido de Franconia, buono giovine de famiglia alamanna, sed secundo in esta linea era Antoniotto Visconti, nipote de Bernabò et filio dello di lui fratello Demetrio. Forte fue nello conte la tentatione de eliminare lo giovine Guido onde assicurar anco la Savoia alla famiglia delli Visconti. Così lo 6 de gennaio, mentre lo devoto Guido se trovava in Milano per adorare le sanctissime reliquie delli Sancti Regi Magi, conservati nella ecclesia de Sancto Eustorgio, fattolo chiamare a Palagio a festeggiar la Sancta Epifania de Nostro Segnore, gli fece servire dello vino contenente alcune spetie orientali, comperate da una donna abitante presso la Porta Orientale et suspectata de stregoneria. Guido, bevuto lo vino , subito cadde en la terra tucto tremante, fue portato in una stanza et, ricevuto li conforti della religione, rese l'anima a Iddio. Lo Duca Bernabò, saputasi la cosa, fue pubblicamente rimproverato dallo Arcivescovo de Mediolano, che gli impose come penitentia de versare 94 libbre de auro per li poverelli della cittade, de vestire de sacco per trenta giorni et de far celebrare per lo poverello trecento sancte messe in suffragio della di lui anima. Malgrado la penitentia, la reputatione dello Duca non era buona, ma Bernabò stava sicuro poiché potea fare affidamento su uno potente exercito de circa 60.000 homeni et su entrate de 106 libbre de auro ogni mense.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]Nello mense de iunio, poiché lo conte de Ancona havea denunziato lo pacto de fidelitate con lo Imperadore, lo Duca Bernabò chiese de iurare a lui fidelitate. Lo Conte Giorgio, timoroso della vendecta imperiale, acconsentì a porsi socto la protectione dello Duca de Milano, che, possedendo tucte le Marche, se proclamò Duca de Ancona.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]A.D. 1112 Lo die 5 de februario lo Conte Pietro de Savoia morì alla etade de 67 anni, lasciando come unico erede Antoniotto Visconti, Conte de Ferrara. En Aprile, estinctasi lo governo de Cremona, lo Imperadore Bertoldo donò detta cittade allo Duca Bernabò, che all'apice della gloria sua possedeva 5.500 libbre de auro fino.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]A.D. 1113 Havendo li infideli Hammadidi dalla Sicilia mosso guerra alli cristiani, et essendo lo Conte de Ferrara, uno Visconi, intervenuto in loro difesa, lo Duca Bernabò se convinse de dover portare auxilio allo cugino et decise de apparecchiare una spedizione contra li maomettani. Radunati 11.000 homeni a Genova, salpato con una potente armata navale, giunse presso le coste sicule nello mense de febbraio. Presso Cefalù avvenne una grande pugna intra li Milanesi et li infideli, comandati dallo emiro Amud ibn Abbad. Vinti li infideli, lo Duca Bernabò prese Palermo in pochi giorni e, entrato nella cittade, ne fece trasformare le meschite in chiese et innalzar preci per ringratiare Iddio della grande victoria. Sistemata ogni cosa, lo exercito milanese avanzò verso Siracusa, per prevenire uno altro exercito inimico in marcia et per liberare anco la secunda cittade della Sicilia. Presa SIracusa nello mense de Maggio, lo Duca Bernabò inviò legati allo Emiro Hammadide per proporre uno scambio vantaggioso, che fue prontamente acceptato: lo Emiro cedette alli Milanesi Palermo et Siracusa et in cambio lo Duca Bernabò rinunziava alli diritti da lui acquisiti tempo addietro sulla cittade de Algeri.[/align] [align=center] [/align] [align=justify]Venuto poi a sapere che lo Sceicco de Agrigento, Eskander Alì, era da tempo ribelle dalli Murabitidi, et havendo sulla insulta uno exercito assai potente, lo Duca decise de impadronirsi anco de Agrigento, onde riportare la Sancta Croce in quella cittade. Giunto lo exercito Milanese nello meridione della insula, ottenne con lo aiuto de Nostro Segnore et de Sancto Ambrosio una magnifica victoria sopra li infideli, che ebbero 1221 morti contra li 45 christiani.[/align] [align=center] [/align]
[align=justify]Presa anche Agrigento, lo duca decise de creare con li territori della Sicilia una Contea che affidò allo figlio terzogenito Luchino, de soli 4 anni. COn esta guerra, la gloria et la ricchezza dello Ducato de Milano erano allo apice et la stabilitate magna.
A.D. 1115 Dopo uno biennio de pace en lo quale lo Duca cercò de ristabilire la fama sua, se presentò alli occhi sui la ribellione dello Duca de Svabia, homo seditioso molto, allo Imperadore Bertoldo. Dal momento che lo Duca Eberardo de Svabia habea anco a sé suggetti li territori helvetici de Coira et San Gallo, Bernabò decise de venir alle armi con detto Duca alamanno, onde toglier allo di lui dominio este terre et allargar lo dominio de Milano a magna parte della Helvetia. Rivendicato lo possesso de Coira in base ad alcune antique pergamene che indicavano la suggezione de esta diocesi allo Archiepiscopo de Milano, dichiarò guerra allo Duca Eberardo. Respinta una ambasceria de pace dello stesso Eberardo et vincti li alamanni presso Coira, li Milanesi se impadronirono della cittade et marciarono su San Gallo, che venne presa de forza lo die 7 de Dicembre, solemnitate de Sancto Ambrosio, protectore de Milano. Colpito da siffatto presagio, lo Duca ordinò che lo bottino della speditione fusse donato allo monasterio de Sancto Ambrosio in Milano ad ornamento et gloria dello sepulcro dello Sancto. Li territori conquistati furon adsegnati dallo Duca allo fratello Giovanni delli Grigioni et allo nipote Leonello Conte de Svitto.[/align]
_________________ AAR De Magnalibus Mediolani (Milano in CK-DV)
http://bopitalia.org/portal/viewtopic.php?p=35843#35843
AAR La gloria dei Pahlavi (Persia in HoI2)
http://bopitalia.org/portal/viewtopic.php?t=1661
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